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Il problema dell'aggressività insorta in senilità

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Un anziano che non ha mai alzato la voce in vita sua che diventa improvvisamente aggressivo, irritabile, talvolta violento con chi lo accudisce: non è un cambiamento di carattere e non è una colpa.

L'aggressività insorta in senilità è quasi sempre il segnale di una sofferenza fisica o neurologica sottostante che quella persona non riesce più a comunicare in altro modo.

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In questa pagina la Dott.ssa Giovanna Broccio, Medico Geriatra, spiega quali condizioni cliniche si nascondono più frequentemente dietro l'aggressività nell'anziano e come affrontarle in modo corretto.

Buona lettura!

Perché alcuni anziani sviluppano comportamenti aggressivi?

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La comparsa di aggressività verbale o fisica in un anziano che in precedenza non aveva mai manifestato simili comportamenti è quasi invariabilmente il segnale di un problema clinico sottostante che necessita di una valutazione medica approfondita e sistematica.

Sarebbe clinicamente erroneo e umanamente ingiusto attribuire questi comportamenti a un mero cambiamento del carattere legato all'età o a una volontà deliberata di provocare disagio a chi si prende cura della persona.

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Nella grande maggioranza dei casi, l'aggressività nell'anziano è l'espressione di una sofferenza fisica o psichica che la persona non è più in grado di comunicare con gli strumenti verbali e sociali abituali, o di una patologia neurologica che altera i meccanismi di controllo degli impulsi e del comportamento.

Comprendere questa prospettiva è il presupposto indispensabile per approcciare il problema in modo clinicamente corretto ed empaticamente adeguato, sia da parte del Medico che da parte dei familiari e dei caregiver.

Quali condizioni cliniche possono manifestarsi con aggressività?

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Le cause di aggressività nell'anziano richiedono un processo diagnostico sistematico.

La demenza, in particolare nelle fasi moderate e avanzate, è la causa più frequente: la progressiva perdita dei meccanismi di inibizione corticale e il danneggiamento delle aree cerebrali che regolano le emozioni determinano una riduzione della soglia di tolleranza e una maggiore reattività agli stimoli disturbanti.

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La demenza frontotemporale si caratterizza fin dalle fasi precoci per la disinibizione comportamentale e l'aggressività come sintomi prominenti.

Il delirium può manifestarsi con agitazione e aggressività, soprattutto nella forma iperattiva.

Il dolore fisico cronico non adeguatamente trattato — osteoarticolare, neuropatico, viscerale, da ulcere cutanee — viene frequentemente espresso attraverso comportamenti aggressivi, in particolare nei pazienti con deterioramento cognitivo che non riescono a localizzare e descrivere verbalmente il dolore.

I disturbi psichiatrici come la depressione mascherata, la psicosi tardiva d'insorgenza, il disturbo paranoide e il disturbo bipolare con episodio maniacale devono essere considerati nella diagnosi differenziale.

Infine, alcune associazioni farmacologiche — in particolare tra benzodiazepine e alcol, o paradossalmente le stesse benzodiazepine usate come sedativi — possono determinare disinibizione e aggressività paradossa.

Come si approccia clinicamente il paziente anziano aggressivo?

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L'approccio clinico all'anziano con comportamenti aggressivi deve seguire un percorso diagnostico rigoroso che escluda sistematicamente tutte le cause organiche potenzialmente trattabili prima di attribuire l'aggressività a cause puramente comportamentali.

La valutazione deve comprendere un esame clinico completo alla ricerca di segni di dolore (grimace, protezione di una parte del corpo, agitazione al contatto), di infezioni, di ritenzione urinaria, di stipsi grave, di lesioni cutanee; una revisione attenta di tutti i farmaci assunti con particolare attenzione a quelli introdotti di recente; gli esami di laboratorio per escludere cause metaboliche; e una descrizione dettagliata da parte dei caregiver delle circostanze e degli stimoli scatenanti gli episodi aggressivi.

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Dal punto di vista comunicativo, nei momenti di agitazione acuta è importante mantenere la distanza fisica adeguata, evitare contatti fisici non consensuali, parlare con voce calma e rassicurante, non contraddire o correggere il paziente e rimuovere i possibili stimoli scatenanti dall'ambiente.

Solo dopo aver escluso e trattato tutte le cause organiche è appropriato valutare l'utilizzo di farmaci psicotropi, sempre al dosaggio minimo efficace e con rivalutazione periodica.

Pensi di essere idoneo per richiedere la condizione di invalidità? La Dott.ssa Giovanna Broccio può aiutarti

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La Dott.ssa Giovanna Broccio è un Medico Chirurgo, Specialista in Geriatria, che da anni si è perfezionata nel complesso sistema normativo italiano che regola le procedure per il riconoscimento della condizioni di invalidità e di accompagno.

La Dottoressa potrà dunque valutare la tua condizione con una visita medica specifica proprio preparatoria alla richiesta di invalidità, raccogliendo ed analizzando razionalmente tutta la tua documentazione medica e diagnostica, aiutandoti a preparare e ad inviare correttamente richiesta di invalidità all’INPS per mezzo del certificato medico introduttivo.

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Per aiutarti a stare meglio, anche in età avanzata

Non di meno, la Dott.ssa Giovanna Broccio potrà aiutarti e supportarti durante la visita medica della Commissione come consulente di parte, affinché tu possa vederti riconosciuto, ove effettivamente persista, il tuo giusto diritto civile e legale.

Affinché la terza età non sia una condanna, ma una stagione della vita da vivere al meglio, esattamente come tutte le altre.

FAQ (domande frequenti)

+ Perché alcuni anziani sviluppano comportamenti aggressivi?
La comparsa di aggressività verbale o fisica in un anziano che in precedenza non aveva mai manifestato simili comportamenti è quasi invariabilmente il segnale di un problema clinico sottostante che necessita di una valutazione medica approfondita.
Sarebbe clinicamente erroneo attribuire questi comportamenti a un mero cambiamento del carattere legato all'età o a una volontà deliberata di provocare disagio a chi si prende cura della persona.
Nella grande maggioranza dei casi, l'aggressività nell'anziano è l'espressione di una sofferenza fisica o psichica che la persona non è più in grado di comunicare con gli strumenti verbali e sociali abituali, oppure di una patologia neurologica che altera i meccanismi di controllo degli impulsi e del comportamento.
+ Quali condizioni cliniche possono manifestarsi con aggressività nell'anziano?
La demenza, in particolare nelle fasi moderate e avanzate, è la causa più frequente: la progressiva perdita dei meccanismi di inibizione corticale e il danneggiamento delle aree cerebrali che regolano le emozioni determinano una riduzione della soglia di tolleranza e una maggiore reattività agli stimoli disturbanti.
Il delirium può manifestarsi con agitazione e aggressività, soprattutto nella forma iperattiva. Il dolore fisico cronico non adeguatamente trattato — osteoarticolare, neuropatico, viscerale, da ulcere cutanee — viene frequentemente espresso attraverso comportamenti aggressivi, in particolare nei pazienti con deterioramento cognitivo.
Devono essere considerati anche i disturbi psichiatrici come la depressione mascherata, la psicosi tardiva, il disturbo paranoide e il disturbo bipolare. Alcune associazioni farmacologiche — come benzodiazepine e alcol — possono determinare disinibizione e aggressività paradossa.
+ L'aggressività nell'anziano demente è intenzionale?
No. Comprendere questa prospettiva è il presupposto indispensabile per approcciare il problema in modo clinicamente corretto ed empaticamente adeguato.
Nella demenza, l'aggressività è quasi sempre l'espressione di una sofferenza che il paziente non è in grado di comunicare in modo convenzionale: dolore fisico non riconosciuto, disorientamento, paura, invasione dello spazio personale percepita come minaccia, o una routine modificata in modo brusco.
Riconoscere questa realtà cambia profondamente l'approccio del caregiver e dei familiari: invece di reagire come a un comportamento ostile e volontario, è possibile ricercarne la causa e intervenire su di essa, spesso con risultati clinici significativi.
+ Come si approccia clinicamente il paziente anziano aggressivo?
L'approccio clinico deve seguire un percorso diagnostico rigoroso che escluda sistematicamente tutte le cause organiche potenzialmente trattabili prima di attribuire l'aggressività a cause puramente comportamentali.
La valutazione deve comprendere un esame clinico completo alla ricerca di segni di dolore (grimace, protezione di una parte del corpo, agitazione al contatto), di infezioni, di ritenzione urinaria, di stipsi grave, di lesioni cutanee; una revisione attenta di tutti i farmaci assunti con particolare attenzione a quelli introdotti di recente; gli esami di laboratorio per escludere cause metaboliche.
Solo dopo aver escluso e trattato tutte le cause organiche è appropriato valutare l'utilizzo di farmaci psicotropi, sempre al dosaggio minimo efficace e con rivalutazione periodica.
+ Come gestire un episodio acuto di agitazione nell'anziano?
Dal punto di vista comunicativo, nei momenti di agitazione acuta è importante mantenere la distanza fisica adeguata, evitare contatti fisici non consensuali, parlare con voce calma e rassicurante, non contraddire o correggere il paziente e rimuovere i possibili stimoli scatenanti dall'ambiente.
È opportuno ridurre i rumori, abbassare le luci se eccessivamente intense, allontanare le persone che potrebbero essere percepite come fonte di minaccia e avvicinarsi al paziente in modo lento e non invasivo, presentandosi e spiegando ogni gesto prima di compierlo.
Se l'episodio è di nuova insorgenza o di intensità inusuale, è fondamentale contattare tempestivamente il Medico curante per escludere una causa organica sottostante come un'infezione, un episodio di delirium o una ritenzione urinaria acuta.
+ Quando è necessario ricorrere ai farmaci per controllare l'aggressività?
Il ricorso ai farmaci per controllare l'aggressività è giustificato solo dopo aver escluso e trattato tutte le cause organiche, e quando le strategie non farmacologiche si sono rivelate insufficienti o quando i comportamenti determinano un rischio concreto per la sicurezza del paziente o di chi lo assiste.
Qualsiasi terapia farmacologica deve essere iniziata alla dose più bassa possibile, titolata gradualmente e rivalutata periodicamente per verificarne la necessità e ridurla o sospenderla appena le condizioni lo consentano.
La scelta del farmaco deve essere attenta e personalizzata in base al tipo prevalente di sintomi, al profilo clinico del paziente e al profilo di sicurezza delle diverse opzioni, sempre sotto supervisione specialistica geriatrica o psichiatrica.
+ Il dolore fisico può manifestarsi come aggressività nell'anziano?
Sì, ed è una delle cause più frequentemente sottovalutate. Il dolore fisico cronico non adeguatamente trattato — da cause osteoarticolari, neuropatiche, viscerali o da ulcere cutanee — viene frequentemente espresso attraverso comportamenti aggressivi, in particolare nei pazienti con deterioramento cognitivo che non riescono a localizzare e descrivere verbalmente il dolore.
In questi pazienti, l'aggressività può comparire in modo apparentemente immotivato durante le cure igieniche, la mobilizzazione o il riposizionamento: spesso si tratta di una risposta al dolore causato da una manipolazione che tocca una zona dolorante, non riconoscibile verbalmente dal paziente.
Una valutazione sistematica del dolore con scale specifiche per i pazienti con deterioramento cognitivo — come la scala PAINAD — e il suo adeguato trattamento possono ridurre significativamente la frequenza e l'intensità dei comportamenti aggressivi.
+ L'aggressività nell'anziano può essere causata dai farmaci?
Sì. Alcune associazioni farmacologiche — in particolare tra benzodiazepine e alcol, o paradossalmente le stesse benzodiazepine usate come sedativi — possono determinare disinibizione e aggressività paradossa nell'anziano.
Anche i corticosteroidi, alcuni anticolinergici e alcuni farmaci per la malattia di Parkinson possono indurre stati confusionali, agitazione e comportamenti aggressivi.
Una revisione attenta di tutti i farmaci assunti — con particolare attenzione a quelli introdotti o modificati di recente — è pertanto uno dei primi passi nella valutazione diagnostica di un anziano che ha sviluppato comportamenti aggressivi di nuova insorgenza.
+ Come può essere supportata la famiglia di un anziano con comportamenti aggressivi?
Il supporto ai familiari e ai caregiver è una componente fondamentale della gestione clinica dell'anziano con comportamenti aggressivi: l'impatto emotivo e fisico di questa condizione su chi assiste è spesso molto elevato e può portare rapidamente all'esaurimento del caregiver.
Il Medico Geriatra può fornire alle famiglie una spiegazione chiara delle cause cliniche che sottendono i comportamenti aggressivi, sostituendo il senso di colpa o la frustrazione con una comprensione più informata della situazione; può insegnare tecniche di comunicazione e di gestione degli episodi di agitazione; e può orientare verso gruppi di supporto e servizi assistenziali territoriali.
La formazione specifica dei caregiver — sia familiari che professionali — sulle tecniche di comunicazione non verbale e di de-escalation è uno degli interventi con il miglior rapporto costo-efficacia nella gestione dei disturbi comportamentali nell'anziano demente.
+ Quando l'aggressività nell'anziano richiede una valutazione urgente?
Una valutazione medica urgente è necessaria quando l'aggressività è di insorgenza acuta o subacuta in un paziente che in precedenza non manifestava questi comportamenti: si tratta quasi sempre della spia di una condizione organica acuta che richiede diagnosi e trattamento tempestivi.
I segnali di allarme che richiedono una valutazione urgente includono: la comparsa di aggressività associata a confusione e disorientamento di nuova insorgenza; la presenza di febbre o altri segni di infezione; una brusca variazione del livello di coscienza; la comparsa di aggressività in un paziente che ha recentemente iniziato o modificato una terapia farmacologica.
In questi casi non è opportuno attendere: contattare il Medico di Medicina Generale o, se la situazione è acuta e il paziente non è gestibile in sicurezza, il servizio di emergenza territoriale.

Per aiutarti nei tuoi diritti, sempre

Medico Geriatra esperto nell'accompagno ed invalidità INPS

Il percorso normativo che porta un paziente fragile e in stato di reale bisogno a vedersi riconosciuti i diritti dello stato sociale, come l'assegno di invalidità o l'indennità di accompagno, spesso spaventa, poiché è percepito come lungo, farraginoso, complicato, dispersivo.

In realtà, la normativa italiana, che va ricordato essere comunque una delle più avanzate del mondo in quanto a tutela delle persone con disabilità, è molto chiara e diretta, anche se ad occhio non esperto può apparire complessa e farraginosa.

Proprio per questo, la Dott.ssa Giovanna Broccio si è perfezionata nelle valutazioni cliniche per pazienti non autosufficienti o in condizione di reale bisogno assistenziale, dovuto a un handicap fisico o psichico, che hanno bisogno di concreto aiuto per iniziare il percorso che può portarli ad un sussidio assistenziale.

Certificato medico introduttivo per la richiesta accompagno ed invalidità INPS

La Dottoressa potrà visitare te o uno dei tuoi cari e stabilire se vi siano davvero le condizioni per richiedere una prestazione assistenziale INPS, come l'assegno di invalidità o accompagno e, nel caso, provvedere all'invio telematico del certificato medico introduttivo, obbligatorio per iniziare la richiesta normativa.

Il certificato medico introduttivo è un documento clinico-amministrativo previsto dalla normativa italiana in materia di invalidità civile e disabilità: è il documento che il Medico curante (di Medicina generale o specialista, come la Dott.ssa Broccio) deve compilare e trasmettere telematicamente all'INPS prima che il paziente presenti la domanda di accertamento dell'invalidità civile, cecità, sordità, handicap (L. 104/92) e/o disabilità (D.Lgs. 62/2024).

Il certificato medico introduttivo apre il procedimento amministrativo: senza questo certificato il cittadino non può avviare la domanda online sul portale INPS, e pertanto il suo invio è necessario per avviare l'iter che può portare al riconoscimento dell'invalidità o dell'indennità d'accompagno.

Per tutti i tuoi problemi in età avanzata, una Dottoressa amica

Il Medico Geriatra a Milano per i pazienti anziani

La Geriatria è la branca specialistica dedicata alla diagnosi, cura e riabilitazione del paziente anziano, con particolare attenzione alla complessità multidimensionale tipica di questa fascia d'età: polipatologia, politerapia, fragilità, decadimento cognitivo, rischio di perdita dell'autonomia.

I benefici preventivi della moderna Medicina Geriatrica sono la prevenzione secondaria delle complicanze di patologie croniche (scompenso cardiaco, BPCO, diabete, osteoporosi), la prevenzione delle cadute con programmi di esercizio fisico, la revisione farmacologica, la valutazione dell'ambiente domestico, le vaccinazioni raccomandate nell'anziano (influenza, pneumococco, herpes zoster, COVID-19) nonché il monitoraggio nutrizionale per prevenire la sarcopenia.

In sostanza, la Geriatria si pone come obiettivo ultimo non solo il prolungamento della vita, ma il perseguire uno stato di alto benessere, che deve durare il più possibile e che deve andare di pari passo con una qualità generale dell'esistenza apprezzabile, intervenendo prontamente sia nella prevenzione che nella cura dei problemi della terza età.

Per tutte le problematiche dei pazienti nella terza età

La Medicina Geriatrica però non è solo preventiva, ma comporta benefici funzionali e sulla qualità della vita del paziente.

Il mantenimento o recupero dell'autonomia nelle attività quotidiane (ADL/IADL), la riduzione del rischio di istituzionalizzazione precoce, il supporto al caregiver familiare con indicazioni pratiche e orientamento ai servizi, la pianificazione anticipata delle cure in paziente con patologie evolutive, la cura efficace delle maggiori condizioni di pericolo della persona anziana, che spesso presenta diverse comorbilità che rendono la sua gestione compito del Medico specialista ben preparato.

Per tutte queste attività, puoi sempre contare sull'aiuto della Dott.ssa Giovanna Broccio: non ti lascerà mai solo, te o il tuo familiare bisognoso di cure e di supporto.

Prenota ora la tua visita con la Dottoressa

La Dott.ssa Giovanna Broccio è qui per aiutarti, o aiutare un tuo caro che ha bisogno di cure, supporto, terapie specifiche o anche aiuto per iniziare una pratica di accompagno ed invalidità INPS.

Qualsiasi sia il problema legato alla terza età, la Dottoressa può intervenire, dandoti un aiuto concreto e specialistico, anche se sei un caregiver e se ti prendi cura giornalmente del tuo parente anziano ed ormai non auto-sufficiente.

PRENOTA ORA

Lo Studio Medico Salus Mea della Dott.ssa Giovanna Broccio si trova a Milano, in Via Padova, 95 (quartiere NoLo, Nord di Loreto).

La Dottoressa eroga, nel suo ambulatorio, sia visite di Medicina Geriatrica che visite atte a stabilire l'idoneità alla richiesta di invalidità o accompagno INPS.

La visita geriatrica di invalidità o accompagno INPS viene correlata, ove la Dottoressa lo ritene opportuno, dall'invio telematico all'INPS del certificato medico introduttivo, documento obbligatorio per avviare l'iter di richiesta invalidità o accompagno.

lo Studio Medico Salus Mea della Dott.ssa Giovanna Broccio si trova proprio nel cuore di NoLo, il quartiere a nord di Piazzale Loreto facilmente raggiungibile sia con mezzi di superficie (linea 56, fermata Via Padova-Via Esterle) che con la linea metropolitana MM1 (Linea Rossa) fermata Pasteur (circa 300 metri a piedi) o MM2 (Linea Verde) fermata Cimiano (circa 500 metri a piedi).

se vuoi raggiungerci in autovettura, ricorda che lo studio è fuori dalla Zona a Traffico Limitato di Milano (Area C), quindi non ti servirà il pass per entrare, ma la tua vettura deve comunque rispettare gli obblighi ecologici dell'Area B (qui maggiori informazioni sul sito del Comune di Milano).

se vieni da fuori Milano in treno, puoi scendere alla stazione Milano Centrale e prendere la linea MM2 (Linea Verde), direzione Gessate-Cologno Nord, fino alla fermata Loreto per poi prendere la linea 56 e scendere a Via Padova-Via Esterle (circa 10 minuti di viaggio totale metro-bus).

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  • La comparsa di aggressività verbale o fisica in un anziano che non l'aveva mai manifestata è il segnale di un problema clinico sottostante;
  • Non si tratta di un cambiamento di carattere né di una volontà deliberata di provocare disagio: è quasi sempre l'espressione di una sofferenza fisica o psichica;
  • Comprendere questa prospettiva è il presupposto per un approccio clinicamente corretto ed empaticamente adeguato da parte di Medici, familiari e caregiver;
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  • La demenza frontotemporale si caratterizza fin dalle fasi precoci per disinibizione comportamentale e aggressività;
  • Il delirium, nella sua forma iperattiva, può manifestarsi con marcata agitazione e aggressività;
  • Il dolore cronico non trattato — osteoarticolare, neuropatico, viscerale — viene spesso espresso attraverso comportamenti aggressivi, specie in pazienti con deterioramento cognitivo;
  • Anche disturbi psichiatrici come la depressione mascherata, la psicosi tardiva o il disturbo bipolare rientrano nella diagnosi differenziale;
  • Alcune associazioni farmacologiche, in particolare con benzodiazepine, possono determinare disinibizione e aggressività paradossa;
  • L'approccio clinico segue un percorso diagnostico rigoroso che esclude sistematicamente tutte le cause organiche potenzialmente trattabili;
  • La valutazione comprende l'esame clinico alla ricerca di segni di dolore, infezioni, ritenzione urinaria, stipsi grave e lesioni cutanee;
  • È essenziale una revisione attenta di tutti i farmaci assunti, con particolare attenzione a quelli introdotti di recente;
  • I caregiver devono descrivere le circostanze e gli stimoli scatenanti degli episodi aggressivi per orientare la diagnosi;
  • Nei momenti di agitazione acuta è importante mantenere la distanza, parlare con voce calma, non contraddire il paziente e rimuovere gli stimoli;
  • I farmaci psicotropi sono valutati solo dopo aver escluso le cause organiche, sempre al dosaggio minimo efficace e con rivalutazione periodica
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Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla dott.ssa Giovanna Broccio il giorno:

martedì 2 giugno, 2026

La Dott.ssa Giovanna Broccio è un Medico Chirurgo specialista in Geriatria, cioè quella branca della Medicina che studia e cura le condizioni di salute della persona anziana.

La Dottoressa è perfezionata nella valutazione multidimensionale dell'anziano, nei disturbi di demenza senile ed iper-aggressività, nelle condizioni di delirium e decadimenti cognitivi, anche quelli in esordio.

Nel corso della sua costante ricerca scientifica volta la benessere del paziente anziano, soprattutto in condizioni particolari di fragilità e mancato supporto famigliare, la Dottoressa ha approfondito la normativa italiana che garantisce un decoroso supporto per le persone non auto-sufficienti oppure invalide civili, grazie alle prestazioni di assistenza sociale come ad esempio l'indennità d'accompagno e l'assegno d'invalidità.

Per questo, la Dott.ssa Giovanna Broccio, oltre che predersi cura davvero a 360° della persona anziana, può aiutarti anche ad iniziare il lungo iter per richiedere, qualora le condizioni psico-fisiche lo consentano, il riconoscimento dell'invalidità civile o del sostenamento economico dell'accompagno, non lasciandoti mai solo per tutta la durata del procedimento amministrativo o, nel caso, anche giudiziario.

Tutte le visite d'invalidità INPS che svolge la Dottoressa sono accompagnate, qualora ella lo ritenesse clinicamente fondato, nella compilazione e nell'invio del certificato medico introduttivo necessario per avviare formalmente la procedura per il riconoscimento dell'invalidità civile, della cecità, della sordità, della 104 e della disabilità.

La Dott.ssa Giovanna Broccio visita nel suo ambulatorio di Milano, presso lo Studio Medico Salus Mea, in Via Padova 95 (zona NoLo).

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